Al teatro Ghione con 'Dante Legge Albertazzi'
Giorgio Albertazzi al Teatro Ghione di Roma in "Dante legge Albertazzi", dal 9 al 21 febbraio 2010.
L'attore "canta" la Divina Commedia, raccontando di Dante. Un Dante nuovo, familiare, uomo, e di Francesca da Rimini, per Albertazzi, il vero amore del Poeta fiorentino.
E attraverso Dante Albertazzi ci racconta di se', dei suoi amori, dei suoi incontri, di quella professoressa del liceo, che forse e' stata la sirena che lo ha ammaliato d'amore per la poesia. E poi i versi di Eliot e ancora tutto quanto e' necessario per conoscere fino in fondo il suo rapporto con Dante e, magari, un po' di Dante stesso.
<<“Dante legge Albertazzi”, certo, ormai lo sanno tutti che sono contemporaneo di Dante!
A parte la boutade, ho intitolato così questo show-conferenza per indicare che lo spettacolo non è tanto “dizione” o “lettura" dei versi; delle prose o della filosofia dantesca, quanto un tentativo di scoprire Dante nella cultura, nelle opinioni, nella cronaca della sua vita e nella storia del suo tempi ~ Un modo per dargli del “ tu " al divino Alighieri, ma anche per scovare i suo vizi e i suoi tic, insomma toglierlo dalla didascalia didattica.
Intanto: Dante si può “dire" come si dicono (ancora oggi) o si dicevano i poeti in trattoria? E ridargli quel misterioso afflato del suo eros?
Ognuno lo legge per sé: i clericali, i marxisti, i gramsciani, i fascisti. E la lingua ? Che lingua è quella di Dante? Si dice che Dante inventa una lingua e che Joyce ne disfa un'altra.
L'aspetto più moderno di Dante è il suo viaggio nel linguaggio (è lui che lo inventa, che lo deduce dalle lingue nordeuropee - l'Accademia della Crusca col suo vocabolario viene tre secoli dopo circa). Quella di Dante è una lingua-filtro, eterogenea tessuta di cento innesti e integrazioni, dall'arabo al tedesco 'Non è li fiorentino più di quanto non sia il napoletano", dice Beckett. T.S. Eliot dice che Dante è il più universale fra i poeti di lingua moderna. C'è più “varietà" in Shakespeare - sostiene sempre Eliot - ma c'è più “universalità" in Dante. Il volgare di Dante è Europa.
Borges lo legge da cieco, nel senso che se lo ripete a memoria, e gli sembra di cogliere l'eterno. E questo significa, forse, che l'eterno esiste. "Questa elegante speranza rallegra la mia solitudine", dice il vecchio Borges ottantaduenne.>>
Giorgio Albertazzi
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